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Appunti sulla Cavodurno
goletta tipo Colin Archer
Per scrivere la storia di questa barca sono state necessarie delle ricerche,
parte delle quali sono ancora in corso.
Si tratta di una goletta, 'schooner' in inglese, basata su disegni di Colin
Archer, costruita su progetto di provenienza dell'isola di Saint John, in
Canada, scalo tradizionale per le barche che pescano ai banchi di Terranova.
Non ho maggiori informazioni riguardo al progetto, e sarei grato a chiunque
potesse darmene.
La barca ÃÂè stata costruita a Livorno, dal primo proprietario, il comandante
Almiro Dini di Campo nell'Elba (e che d'ora in poi chiamerïÿý familiarmente
"l'Almiro") e un artigiano di cui ignoro il nome.
Gran parte delle informazioni di cui sono in possesso provengono dalla lettura
del libro "Zitto e nuota", un racconto comico scritto da un amico dell'Almiro
al termine di una crociera a bordo della barca.
Si tratta di un progetto per compensato marino + resina epoxy, con il dritto di
poppa (poppa norvegese) e timone esterno, sezione scafo a 'V' con chiglia
lunga, coperta 'flush deck' con pozzetto centrale, bompresso con delfiniera a
prua e piattaforma tendi-paterazzi a poppa.
L'armamento ÃÂè 'a balestrone', con, di base, la randa solo sull'albero di poppa.
Tutte le altre vele 'da lavoro' sono vele di strallo bomate, cioïÿý fiocchi con
un boma alla base per cui non bisogna passare le scotte in virata, ma virano da
soli.
Per i venti leggeri ÃÂè possibile issare una specie di randa capovolta
sull'albero di prua denominata 'randa a balestrone', dotata di un boma a
'wishbone', tipo quelli dei windsurf, pivotante in corrispondenza delle
crocette anteriori, la cui scotta viene rimandata in pozzetto da un bozzello
alato in alto, verso prua, sull'albero di poppa.
Quando si parla di una barca ÃÂè importante capirne la filosofia.
La 'Cavodurno' ÃÂè stata progettata per il mare in burrasca, il che ïÿý giÃÂÃÂ
qualcosa di rassicurante.
Cosa vuol dire e perchÃÂè, a distanza di secoli, le barche disegnate da Colin
Archer siano ancora un mito di affidabilitÃÂÃÂ e di barche fatte per uscire con
qualsiasi tempo, lo si puïÿý capire solo dopo averci attraverstato qualche
burrasca.
In condizioni di tempo normali si comportano piÃÂù o meno come le altre barche,
ma ÃÂè solo dopo aver preso un qualche po' di mare che se ne apprezzano le
peculiaritÃÂÃÂ .
Il fatto che si tratti di una 'barca da burrasca' l'ho sperimentato con
infinita soddisfazione, e gratitudine per la barca, giïÿý nel viaggio inaugurale,
che feci da Civitavecchia all'Elba, alla ricerca di notizie sulla storia di
questa barca nativa dell'isola.
Con il mare in burrasca, al traverso (!), timona da sola !
Sembra strano ma questa, al mare in tempesta, preferisce offrire la chiglia.
Prendere il mare di poppa ïÿý molto piïÿý difficile e rischioso.
Al passaggio di onde di 8 metri, ripide e arricciate alla sommitïÿý, non cambia
inclinazione di un grado, non entra uno spruzzo, e si percepisce solo
l'elevazione.
Tutto sommato offrire il bulbo, con la barca inclinata, puïÿý essere la cosa piïÿý
indolore: piïÿý che orizzontale non puïÿý andare! Al contrario, l'onda di poppa puïÿý
piïÿý facilmente far ruotare la barca.
Io credo che ci siano delle serie ragioni dietro al fatto che queste barche
siano state progettate, nell'800, come 'pilot boat' per conto della Norvegia,
dove il pilota del porto doveva uscire a prendere il comando di navi e
piroscafi per guidarli all'interno dei porti, o per salvare passeggeri.
Il dato storico dimostra come, anche in epoca di 'vapore', la vela sia stata
ritenuta piÃÂù sicura e affidabile per affrontare ogni tempo, soprattutto mari
agitati, dove il motore potrebbe ben poco.
Cominciai ad amare la barca al termine del primo fortunoso viaggio, con il
rientro senza motore e una formidabile burrasca al largo di Capo Linaro.
{img src=http://www.navigare.net/schooner/cavo-fiumicino.jpg align=center>
Amare la propria barca, con un senso di gratitudine per averti portato sano e
salvo a terra, ÃÂè stata per me una sensazione nuova.
Con le mie barche ero abituato ad avere un rapporto di diffidenza, trattandole
come creature un po' ribelli e ignote, essenzialmente piene di misteri e parti
nascoste pronte a farsi vive e richiedere manutenzione quando meno te
l'aspetti, bestie da non lasciare assolutamente incustodite o senza briglia.
Con la Cavodurno la cosa ïÿý stata molto diversa.
Uno degli obiettivi del progettista sembra sia stato proprio quello di
realizzare uno scafo in grado di camminare, con i mari piïÿý assurdi, senza
nessuno al timone.
In pratica voi potete essere in preda a una paralisi totale da panico, o anche
essere ormai caduti fuori bordo, e la barca continua ad andare.
Scheda barca (cache)
Created by: GianCarlo
last modification: Monday 03 of November, 2003[14:13:10 UTC] by admin
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